Sabato, 18 Gennaio 2020

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RAPPORTO SVIMEZ: ANALISI DELLO STATO DELLE FAMIGLIE, DEI GIOVANI E DEL LAVORO NEL MEZZOGIORNO


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Rapporto Svimez: Analisi dello Stato delle Famiglie, dei Giovani e del Lavoro nel Mezzogiorno | Istruzione | Povertà | Crisi |

Abbiamo presentato ieri il rapporto Svimez 2010 sullo stato di sviluppo Economico del Mezzogiorno. La crisi ha accentuato il gap con il Nord e acuito i problemi strutturali dei vari settori produttivi. Oggi vogliamo analizzare in dettaglio la situazione del lavoro, il rapporto tra giovani ed istruzione ed in generale la condizione economica delle famiglie nel Sud del Paese


MIGRAZIONI
Lo Svimez sottolinea come in 20 anni (1990-2009) siano state circa 2 milioni 385mila persone ad abbandonare il Mezzogiorno. Per questi la vera America resta il Centro Nord, meta di 9 emigranti su 10. Tra coloro che si trasferiscono all'estero un terzo preferisce la Germania, di questi uno su cinque è laureato, mentre mete gradite sono anche la Svizzera e il Regno Unito. In totale dal 1996 al 2007, 242 mila meridionali si sono trasferiti all'estero. Nel 2009 sono state invece 114 mila persone a trasferirsi dal Sud al Nord, in calo rispetto al 2008 di 8mila unità. Aumentano invece i trasferimenti sulla direttrice opposta, da Nord a Sud che nel 2009 sono cresciuti di 5mila unità raggiungendo le 55mila persone.


LAVORO SENZA TUTELE
Abbiamo già visto, nel precedente articolo, l'alto numero di persone che lavorano in nero, tuttavia esistono anche altri fenomeni strutturali che rendono i lavoratori del sud meno tutelati rispetto a quelli del Nord. Lo Svimez, infatti, incrociando i dati della Cassa integrazione e delle forze lavoro ha riscontrato che su 186mila posti di lavoro persi al Nord, gli interventi della CIG hanno interessato 438mila persone, mentre al Sud su oltre 200mila occupati in meno la Cig ha interessato solamente 96mila unità. Questo significa che per ogni persona che perde il lavoro al nord, 2 sono protette mentre al Sud solo un lavoratore su tre che perde il lavoro, ottiene la Cig Questa situazione ha effetti sociali devastanti, molti lavoratori precari che perdono il lavoro al Sud rimangono senza tutele.
Lo Svimez auspica una riforma del welfare che introduca misure individuali e soggettive a tutela dei lavoratori espulsi dal ciclo produttivo, indipendentemente dal settore, dalla tipologia e dalla dimensione delle imprese



RAPPORTO ISTRUZIONE E LAVORO
Nel mezzogiorno, rileva lo Svimez, le debolezze della rete formativa italiana si associano ad un contesto produttivo debole e ad un sistema sociale sostanzialmente bloccato. La crisi economica si sta scaricando sulle generazioni più giovani ancora in cerca di lavoro, che in questo modo ritardano molte decisioni individuali e sociali legate alla propria formazione personale. Permane un forte scoraggiamento tra i giovani che si manifesta nella sfiducia che l'iscrizione all'Università possa permettere di trovare un lavoro adeguato dopo la Laurea. Allo stesso modo la “scelta” dell'emigrazione o del pendolarismo verso il centro Nord viene vissuta con poca speranza, visto l'alto numero di coloro che ritornano scoraggiati, in attesa di ripartire.

 

DIFFICOLTÀ ECONOMICHE DELLE FAMIGLIE E POVERTÀ
Una conseguenza della situazione lavorativa e strutturale del Mezzogiorno è che le famiglie incontrano molte più difficoltà a far quadrare i bilanci. Secondo gli ultimi dati disponibili (2007), quindi prima che la crisi facesse sentire i suoi effetti più profondi, il 14% delle famiglie meridionali vive con meno di 1000 euro al mese.


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In quasi la metà dei casi (47%) le famiglie meridionali vivono con un unico stipendio e con più familiari a carico, in Sicilia addirittura il 54% delle famiglie totali. Inoltre il 12% delle famiglie meridionali hanno a carico tre o più familiari, un dato quattro volte superiore rispetto al Centro- Nord (3,7%).
Abbiamo analizzato recentemente i dati sulla povertà relativa ed assoluta delle famiglie. La situazione è grave al Sud con a rischio povertà, a causa di un reddito troppo basso, quasi un meridionale su 3, contro 1 su 10 al Centro Nord, ovvero quasi 6milioni 838mila persone del Sud, fra i quali 889mila lavoratori dipendenti e 760mila pensionati.
Al Sud una famiglia su 5 non ha soldi per andare dal medico il che è un dato assolutamente allarmante che non può non far riflettere. Ma anche altri dati fotografano la situazione drammatica delle famiglie. Ben il 44% delle famiglie meridionali, non ha potuto sostenere una spesa imprevista di 750 euro, contro il 26% del Centro-Nord. E ancora nel 2008, nel 30% delle famiglie del Sud sono mancati i soldi per vestiti necessari e nel 16,7% dei casi si sono pagate in ritardo bollette di luce, acqua e gas. Ben otto famiglie su cento hanno tirato la cinghia rinunciando ad alimentari necessari mentre il 21% non ha avuto soldi per il riscaldamento. Rapporto Svimez: Analisi dello Stato delle Famiglie, dei Giovani e del Lavoro nel Mezzogiorno | Istruzione | Povertà | Crisi | Il rischio per le famiglie che non riescono a far fronte ai propri impegni è quello di finire nella rete degli strozzini. Il fenomeno dell'usura è infatti molto radicato, soprattutto in alcune regioni del Mezzogiorno, come ha ben rilevato il rapporto Eurispes : “Quando il credito è nero”. La crisi economica ha peraltro aumentato la portata del fenomeno, con gravi ripercussioni sociali.
Lo Svimez ritiene necessario un recupero dei tassi di attività giovanili e femminili, pena il rischio che il tasso di povertà sia destinato a crescere nel tempo. A tal proposito il Bonus famiglia varato dal Governo va nella giusta direzione ma risulta di importo troppo limitato per incidere sulle condizioni di vita. Sarebbe necessario una misura più consistente nelle risorse e armonizzata con l'imposta personale sui redditi.
Nel prossimo articolo analizzeremo alcune proposte dello Svimez per migliorare la condizione economica del mezzogiorno e “riallacciarlo” all'Italia, prima e all'Europa, poi.


 

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si ringrazia l'utente emilius da atlantideemilius
da atlantide di flickr per l'immagine

 


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