Martedi, 22 Maggio 2012

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Fisco: in Italia Necessari 155 Giorni All'Anno per Pagare Tasse e Contributi


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Lo scorso gennaio un'indagine de “ilSOle24Ore”, rilevò un dato piuttosto serio sul quale riflettere. “ Nel 2010 le famiglie italiane hanno lavorato fino al 27 novembre per coprire spese ed imposte”. Ciò significa che in un mese le famiglie lavorano 19 giorni per coprire le spese, 8 per pagare le tasse ed hanno a disposizione solo mentre 3 giorni per il tempo libero o per il risparmio.
Sul tema è intervenuta anche la Cgia di Mestre, che ha calcolato il “tax freedom day” del 2011, ovvero il giorno in cui i contribuenti smettono di lavorare per pagare le tasse e i contributi allo Stato. Questo giorno cade, oggi, sabato 4 giugno, mentre domani 5 giugno sarà appunto il giorno della liberazione fiscale. Insomma dopo 155 giorni i lavoratori, spiega l'associazione, smettono di lavorare per il fisco. Un dato in linea con quello dello scorso anno, mentre sono ben 40 i giorni di lavoro in più necessari oggi per arrivare al tax freedom day, rispetto al 1980, quando la liberazione fiscale cadeva il 25 aprile. Nel 1985 i giorni necessari per arrivare alla liberazione fiscale erano 126 (fino al 7 maggio), nel 1990 salirono a 140 (20 maggio), nel 1995 a 150 (31 maggio) e nel 2000 a 152 (1 giugno). Una diminuzione si riscontrò nel 2005, quando i giorni scesero a 147 per un tax freedom day che cadde il 28 maggio.
Per calcolare questi dati l'Ufficio Studi della Cgia ha diviso il valore del Pil, che per il 2011 è solamente stimato, per i giorni dell'anno, arrivando così ad un dato medio giornaliero. Dopodichè sono stati considerati, il gettito di imposte, le tasse e i contributi da versare allo stato e sono stati divisi per il Pil giornaliero.
Il valore calcolato rende l'idea del fatto che a causa di un peso fiscale troppo gravoso, i contribuenti italiani lavorano quasi metà dell'anno per lo Stato. In proposito il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, ha sottolineato come: “sui contribuenti onesti grava una pressione fiscale che arriva a toccare il 51-52%, un carico che non ha eguali in Europa. Solo la Svezia e la Danimarca hanno un livello di tassazione superiore al nostro". Come uscire dalla situazione? Per l'associazione degli artigiani mestrini, con meno spesa pubblica potremmo ridurre anche le tasse. Un risultato ottenibile, secondo Bortolussi, con l'applicazione del federalismo fiscale, che rappresenta un'occasione storica per uscire da questa situazione.


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“Le esperienze europee – ha concluso Bortolussi - ci dicono che gli Stati federali hanno una spesa pubblica minore con una qualità dei servizi migliore".
Un dato che teoricamente corrisponde al vero, visto che secondo una precedente indagine dell'associazione, gli stati federali hanno un livello di qualità ed efficienza della spesa pubblica e dei servizi offerti migliore di quello dei Paesi centralisti, ma bisogna anche valutare come il federalismo viene applicato. Sono diverse, infatti, le critiche piovute sulla riforma del federalismo fiscale proposta dal governo, tra cui quella della Corte dei Conti, secondo cui l'aumento delle responsabilità degli amministratori locali, potrebbe accompagnarsi a rischi di squilibrio territoriale per quanto riguarda il gettito fiscale, con il pericolo di aumento delle tasse.
Una strada per abbassare il gettito che pesa sui contribuenti onesti, potrebbe essere quella dell'inasprimento nella lotta all'evasione fiscale, visto che, secondo il rapporto finale stilato da uno dei quattro gruppi di lavoro della riforma fiscale, in Italia viene sottratto al fisco, in media il 13,5% del reddito, pari a 2093 euro a contribuente.

 

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