Mercoledi, 20 Giugno 2018

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CNEL: UNA POLITICA ENERGETICA A FAVORE DELLE RINNOVABILI PORTEREBBE 100MILA NUOVI POSTI DI LAVORO


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Cnel: una Politica Energetica a Favore delle Rinnovabili Porterebbe 100mila Nuovi Posti di Lavoro | Riduzione Emissioni | Pil |

Nei giorni scorsi il Cnel ha presentato un'interessantissima ricerca dal titolo “Le ricadute economiche e occupazionali degli scenari di produzione elettrica al 2020 in Italia”, realizzata per la Fondazione Sviluppo Sostenibile. In questo studio vengono elaborati due scenari futuri (al 2020) per analizzare gli effetti di diverse politiche energetiche sulla crescita del Pil e sull'occupazione. I due scenari presuppongono la stessa evoluzione produttiva al 2020, ma differiscono per il diverso peso delle soluzioni energetiche adottate per realizzare il medesimo obiettivo.


I DUE SCENARI
Il primo scenario, denominato Business as Usual (BAU2020), ipotizza che al 2020 il peso dell'energia prodotta da fonti rinnovabili raggiunga il 21% del consumo interno lordo (CIL). Ovvero Il livello record, sostiene il Cnel, toccato nel 2009 come conseguenza della crisi, che ha determinato una forte contrazione del termoelettrico e una parallela crescita della produzione da fonti rinnovabili. Per un analisi più dettagliata del sistema energetico italiano, consigliamo di leggere il rapporto Istat relativo.
Il Secondo scenario, denominato di Impegno Europeo (EU2020), fa riferimento agli obiettivi della politica energetica ambientale dell’Unione Europea al 2020, secondi i quali le fonti rinnovabili coprono il 28% del consumo interno lordo, raggiungendo 107 Twh.
Rispetto al 2009 ambedue gli scenari prevedono di realizzare una produzione alternativa netta pari a 74.710 GWh, producendo n risultati in funzione del contributo fornito dalle varie tecnologie produttive, cui corrispondono livelli di investimenti ed effetti occupazionali assai diversi.


QUALI RISULTATI
Nello scenario Business as Usual (il primo) bastano 12100 Mw di nuova potenza per raggiungere gli obiettivi produttivi (74700 Gwh al 2020). Il che corrisponde ad investimenti per circa 21,7 miliardi di euro, con circa 35mila nuovi posti di lavoro di cui il 37% (13mila) in attività permanenti per la gestione e la manutenzione dei nuovi impianti. Vanno poi considerati altri 16200 unità per le attività indotte, per un totale complessivo di poco inferiore alle 51300 unità.
Nello scenario di Impegno Europeo sono necessarie poco meno di 23mila MW di nuova potenza e un investimento di circa 48 miliardi di euro per raggiungere gli obiettivi. L'occupazione generata sarà pari a 71600 unità, imputabile all'alto contributo dell’eolico e del fotovoltaico che generano insieme il 64% dei nuovi posti di lavoro. Considerando anche l'occupazione indotta si arriva ad una forza lavoro complessiva di 102750 unità.
Il confronto tra gli scenari sottolinea come il modello di produzione di Impegno Europeo valorizzi pienamente il potenziale di fonti rinnovabili disponibili, producendo anche una considerevole riduzione delle emissioni di CO2. Un risultato non trascurabile visto che la qualità dell'aria delle città italiane è tra le peggiori di Europa.
Tuttavia il Cnel sottolinea come in nessuno dei due scenari si raggiungano gli obiettivi del Protocollo di Kyoto e del Pacchetto 20-20-20. Nello scenario Business as Usual le emissioni di CO2 aumentano del 12% rispetto al 1990 e sono di poco inferiori (-2%) rispetto al 2005. In quello di Impegno Europeo non si discostano molto dal livello fissato per il 1990 (+1%) ma si riducono apprezzabilmente, rispetto a quello del 2005 (-11%).
Il secondo scenario avrebbe anche il merito di portare ad un possibile riposizionamento competitivo della industria nazionale a fronte di un deciso orientamento della politica energetica pubblica a favore della ricerca e della innovazione tecnologica.
L'occupazione complessiva raddoppierebbe, così come aumenterebbe del 90% il valore Aggiunto incrementale, il tutto in presenza di investimenti per occupato di poco superiori (467mila euro contro 423mila euro).



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DEFICIT INDUSTRIALE E VARIANTE DI COMPETITIVITÀ
La ricerca sottolinea come i risultati dei due scenari siano ottenuti in condizioni con favorevoli, in quanto l'industria nazionale è in ritardo rispetto alle tecnologie produttive di altri Paesi nelle fonti rinnovabili. Ciò comporta che il nostro Paese deve importare un quota consistente dei nuovi impianti, così come deve corrispondere parte delle royalties sui brevetti necessari alla loro realizzazione. Col risultato di una riduzione della capacità dei nuovi investimenti di attivare la produzione nazionale. Sarebbe necessario un riposizionamento competitivo dell'industria nazionale che riduca la dipendenza da importazioni e che sia sostenuto dalla politica energetica pubblica. Un'ipotesi che non sembra in linee con le idee del governo, che anzi, per raggiungere gli obietti imposti dall'Unione Europea in termini di copertura da rinnovabili, ha deciso di importare energia pulita dall'estero. Per maggiori approfondimenti consigliamo di consultare il Piano di azione nazionale per lo sviluppo delle energie rinnovabili, che abbiamo presentato con le osservazioni critiche di Legambiente.
Ragionando sempre sulla base di ipotesi di lavoro il Cnel ha ipotizzato una variante dello scenario di Impegno Europeo, denominata di Competitività, che introduca l'ipotesi di una minore propensione alle importazioni.
La variante di Competitività, ipotizza dunque una filiera produttiva meno dipendente dalle importazioni, senza modificare gli altri parametri di analisi che rimangono i medesimi. Questa soluzione porterebbe ad un ulteriore incremento della domandai interna con conseguente aumento dell'8,5% dell'occupazione complessiva che arriverebbe a 111540 unità

[Via:Indagine CnelIndagine Cnel]

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Si ringrazia l'utente Taylor DundeeTaylor
Dundee di flickr per l'immagine


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