E’ stato presentato dall'Ispra l’atteso rapporto 2011 sui rifiuti speciali prodotti dall’Italia per il trattamento dei quali, si ricorda, doveva essere attivato il sistema di controllo del Sistri, che però non è ancora attivo a pieno regime. I dati del rapporto si riferiscono alle dichiarazioni annuali presentate nel 2010 (e quindi relative ai rifiuti prodotti dal 2009) delle banche dati MUD. Se ne deduce che sono esclusi dalle quantità presentate nel rapporto tutti i rifiuti non pericolosi di enti non tenuti alla dichiarazione (ovvero quelli con meno di dieci dipendenti e non rientranti nelle previsioni dell’art. 184, comma 3, lettere c), d) e g) del decreto legislativo 152/2006. L’integrazione dei dati del rapporto con altre fonti, quali le banche dati Ateco (per il settore conciario e della lavorazione del legno per funzioni diverse dai mobili) e Aci per quello che riguarda invece automobili fuori uso, permette di avere comunque una visione di più ampio respiro e quindi una panoramica più attendibile.
La produzione nazionale dei rifiuti speciali nell’anno 2009, ha raggiunto circa 128,5 milioni di tonnellate. Una quantità che fa registrare un lieve calo rispetto all’anno precedente. Nel complesso, si è ridotta di circa 9,1 milioni tonnellate (meno 7,1%). Secondo l’analisi di esperti del settore una delle motivazioni di questo freno alla creazione dei rifiuti è la crisi economica, che ha rallentato in generale la produzione.
Forti le differenze anche a livello regionale. È in Sardegna che viene prodotta la percentuale più alta di rifiuti speciali di tipo chimico e alimentare mentre Regioni molto attive nella raccolta differenziata, come Emilia Romagna e Toscana, primeggiano per la percentuale di prodotti di impianti di trattamento rifiuti.
Ma come vengono trattati questi rifiuti? La risposta è nella seconda parte del Rapporto. Delle oltre 135 milioni di tonnellate di rifiuti speciali prodotte in Italia nel 2009 (93% non pericolosi e il 7% pericolosi) il 57,5% è stato processato per il recupero di materia; il 15,6% è stato destinato al trattamento chimico, fisico e biologico e di ricondizionamento dei rifiuti prodromico allo smaltimento mentre il restante 9,6% è finito in discarica. Per quanto riguarda i rifiuti pericolosi una piccola percentuale, circa il 5%, è stato esportato all’estero, soprattutto in Germania. Il rapporto completo è disponibile per il download a questo indirizzo
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markwgallagher
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