Giovedi, 23 Febbraio 2012

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Agricoltura: le Aziende Agricole si Riducono di un Terzo, ma Crescono per Dimensione Aziendale


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A distanza di oltre 10 anni dalla precedente rilevazione, l'Istat ha diffuso i dati provvisori relativi al 6° Censimento generale dell’agricoltura. Si tratta di un documento piuttosto elaborato che scandaglia il settore agricolo italiano, sulla base di 84 variabili e 152 modalità, analizzando elementi come il numero di aziende agricole, le superfici agricole per tipo di utilizzazione e le modalità di allevamento. Vediamo allora cosa è cambiato in questo lasso di tempo tra le dure rilevazioni.
Secondo l'Istat il primo elemento significativo che emerge dal censimento è la progressiva concentrazione dei terreni agricoli e degli allevamenti in un numero sempre più ridotto di aziende agricole. In dieci anni le aziende agricole operanti in Italia si sono ridotte di quasi un terzo (-32,2%), passando dalle 2.405.453 del 2000 alle 1.630420 unità di fine ottobre 2010. Ciò ha comportato una crescita della dimensione aziendale più che proporzionale, che è passata dai 5,5 ettari di SAU (Superficie Agricola Utile) per azienda ai 7,9 ettari nel 2010, pari al 44,4% in più. Questa situazione è stata in parte conseguenza anche delle politiche comunitarie e dell'andamento dei mercati, che hanno determinato l'uscita delle piccole aziende dal settore, favorendo la concentrazione dell'attività agricola e zootecnica in unità di maggiori dimensioni. Nello specifico le aziende con meno di 2 ettari di Superficie agricola utile sono passate dal rappresentare il 61,4% delle aziende agricole italiane nel 2000 al 51,1% odierno, diminuendo in termini percentuali del 43,7%. Allo stesso modo le aziende con SAU compresa tra 2 e 9,9 ettari sono passate dal rappresentare il 28,2% delle aziende agricole italiane nel 2000 al 33,3% odierno. Rimangono le aziende con SAU compresa tra 10 e 29,9 ettari che rappresentano oggi il 10,2% del totale delle aziende agricole a fronte del 7,3% nel 2000, e quelle con SAU superiore ai 30 ettari, passate dal 3% del 2000 al 5,3% odierno.
A livello di distribuzione territoriale il 54,6% delle aziende agricole italiane si concentra in cinque regioni, con in testa la Puglia dove sono presenti oltre 275 mila aziende agricole, seguita dalla Sicilia (219 mila aziende), dalla Calabria (138 mila),dalla Campania (137 mila) e dal Veneto (121 mila). A livello di Superficie Agricola Utile, la Sicilia risulta essere la regione con la maggior estensione (1.384.043 ettari), seguita dalla Puglia (1.280.876 ettari) e dalla Sardegna ( 1.152.757 ettari). Queste tre regioni insieme all'Emilia-Romagna (1.066.773 ettari) e al Piemonte (1.048.350 ettari) coprono il 46% Superficie Agricola Utile italiana.
Per quanto riguarda le principali coltivazioni dei terreni agricoli non si registrano grosse differenze rispetto al 2000. In particolare le legnose agrarie che comprendono anche olivi, viti, agrumi e alberi da frutta, continuano ad essere le colture più diffuse tra le aziende (presenti nel 73,4% del totale), seguono i seminativi che sono coltivati dal 51,2% delle aziende agricole, mentre i prati permanenti e i pascoli sono presenti nel 16,9% delle aziende agricole.


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Dal 2000 ad oggi il numero di lavoratori attivi nell'attività agricola e in quella zootecnica è diminuito del 31,6%, raggiungendo durante l’annata agraria 2009-2010, le 2,5 milioni di unità. Nello stesso arco di tempo le giornate di lavoro standard, intese come giornate lavorative di 8 ore, sono diminuite del 24,8%, con la conseguenza che i carichi di lavoro individuali sono aumentati in termini di numero medio annuo di giornate di lavoro per persona. Dal 2000 al 2010 si è passati da una media di 64 giornate lavorate per addetto a 71.
infine per quanto riguarda l'analisi di genere l'Istat ha rilevato che nell'ultimo decennio, le aziende agricole a conduzione maschile sono diminuite in maniera maggiore rispetto a quelle a conduzione femminile (-38,6% contro -29,6%). Di conseguenza è aumentata la quota di aziende agricole a conduzione femminile che è passata dal 30,4% nel 2000 al 33,3% nel 2010.

 

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