Via libera dal Senato al disegno di
legge che prova a bloccare la fuga di cervelli dal nostro Paese, che
è così diventato legge dello Stato. Con questa misura che prevede
delle agevolazioni fiscali per agevolare il rientro di lavoratori che
si sono trasferiti all'estero, il nostro Paese prova a colmare
alcune lacune croniche che in passato hanno favorito la fuga di
lavoratori verso Stati che offrono maggiori opportunità.
Sostanzialmente la legge offre un credito di imposta fino a 25mila
euro l'anno per un massimo di tre annualità (fino al 2013), per i
lavoratori under 40 laureati e residenti nell'Unione Europea che
vogliono tornare a lavorare in Italia. Gli uomini potranno godere di
una detassazione del reddito imponibile pari al 20%, mentre le
donne al 30%. Benefici che però decadranno se il lavoratore non
rimarrà in Italia per almeno cinque anni.
Una soluzione interessante che
proverà a fermare l'emorragia di giovani laureati che preferiscono
l'estero al Belpaese come meta per cercare di crearsi una carriera lavorativa.
Secondo alcune stime sulla base dei dati dell'Aire (l'anagrafe degli
italiani residenti all'estero) circa il 2,3% dei laureati italiani
lavora all'estero, contro lo 0,30% degli stranieri che lavorano in
Italia. La metà preferita degli Italiani è la Francia che
accoglie l'1,10% dei nostro laureati, seguita dal Regno Unito (0,80%)
e dalla Germania (0,60%). Se si fa riferimento al solo settore
scientifico, secondo i dati pubblicati dall'istituto di ricerca
sullimpresa e lo sviluppo, Ceris, del CNR il numero di ricercatori
italiani è pari a 8,43 unità su 1000 lavoratori, contro una media
UE a 27 di quasi 10 (9,97). In questo caso l'Italia paga il cronico
ritardo per quanto riguarda le attività di ricerca e sviluppo,
sebbene le ultime statistiche disponibili (2008) riferiscono di una
crescita
della ricerca del 3% in termini reali, con una crescita dei
ricercatori del 4%.
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In chiusura ricordiamo che secondo la Cgil negli ultimi trent'anni landamento della quota di investimenti in rapporto ai profitti, dellintera economia, ha segnato una caduta del 38,7%. Il risultato è che la produttività reale delle imprese italiane sia cresciuta solamente dell'1,8% negli ultimi quindici anni contro contro un valore compreso tra il 25% e il 32%, di quelle di Francia Regno Unito e Germania. (i tre Stati che attraggono maggiormente i nostro lavoratori laureati).
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