Lunedi, 18 Novembre 2019

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I CREDITI DELLE IMPRESE ITALIANE VERSO LE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE SFIORANO I 7 MILIARDI DI EURO


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Rispetto al 2009 ammontano a ben 6,8 miliardi di euro in più, crediti non incassati che le imprese italiane hanno accumulato nei confronti della Pubblica amministrazione nel corso del 2010. Un valore enorme accumulato soprattutto nei confronti di Comuni (3 miliardi) e Regioni (3,3 miliardi) che risulta superiore del 17% a quello registrato nel corso del 2009. Questi alcuni dati che emergono dal monitoraggio dei pagamenti pubblici del Ministero dell'economia, sui flussi di cassa di enti e amministrazioni pubbliche.
Una crescita così ampia che ha messo in crisi numerose aziende che hanno trovato grandi difficoltà a far fronte agli impegni di cassa, complice anche la stretta del credito che gli istituti bancari non hanno ancora sciolto. Non per niente, secondo un'indagine di Cerved group, nel 2010 le procedure di insolvenza che hanno portato al fallimento di aziende sono state circa 11mila, (il 20% in più rispetto al 2009). Nell'analisi dei dati dei fallimenti l'Osservatorio crisi d'impresa di Cerved Group, sottolineava tra le principali cause di insolvenza proprio le difficoltà di cassa, diretta conseguenza dei ritardi nei pagamenti (sia del settore pubblico che privato).
Tornando all'analisi dei dati del Ministero si nota come il Mezzogiorno risulti essere una delle aree più colpite dagli effetti dei ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione. Questo soprattutto a causa del minor sviluppo dell'economia privata territoriale che rende i committenti pubblici uno dei maggiori clienti e le imprese maggiormente dipendenti dai comportamenti delle amministrazioni pubbliche. Ma difficoltà si registrano anche in aree ricche del Paese, come in Lombardia, a testimonianza che non è solo il tasso di imprenditorialità (la Lombardia è appunto la regione più imprenditoriale d'Europa ) ma anche altri fattori.
Tra questi vi è sicuramente la crisi economica, che ha comportato anche minori entrate per le amministrazioni, ma non vanno certo dimenticati i vincoli di finanza pubblica, come il patto di stabilità dei Comuni e le misure introdotte per cercare di mantenere un certo rigore nei bilanci pubblici. 

 


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Questi vincoli hanno ristretto la capacità di cassa delle amministrazioni pubbliche, col risultato di non poter fare a meno di investimenti e spese, ma di dover differire oltremodo la liquidazione dei pagamenti. Nella metà dei casi i tempi di pagamento raggiungono i 150 giorni (5 mesi), mentre al Sud in alcune città la liquidazione avviene a 12 mesi.
Uno dei settori dell'attività economica più colpiti da questa situazione è caratterizzato dalle Costruzioni, come sottolineato recentemente anche dalla Cgia di Mestre. Basti pensare che le imprese di costruzioni che lavorano con i Comuni, nel 2010 hanno accumulato complessivamente crediti non incassati, da parte degli enti Locali per 2,3 miliardi , pari cioè al 79% di tutti i debiti dei Sindaci verso le imprese.
Il futuro a breve purtroppo è ancora meno roseo, visto che i tagli previsti dalla manovra economica e dalle legge di stabilità , impoveriranno ulteriormente la casse delle amministrazioni pubbliche. L'unica speranza delle imprese, in questo senso, riguarda la possibilità che venga approvata al più presto la Direttiva della Commissione Europea che impone alle pubbliche amministrazione di erogare i pagamenti entro il termine di 60 giorni, scaduto il quale scatterà un interesse sul debito pari all'8%. Sperando che la maggiore stabilità delle imprese che questa nuova norma comporterà non finisca per ricadere sui consumatori, sotto forma di aumento del carico fiscale per onorare gli impegni delle varie amministrazioni

 

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