Rispetto al 2009 ammontano a ben 6,8
miliardi di euro in più, crediti non incassati che le imprese
italiane hanno accumulato nei confronti della Pubblica
amministrazione nel corso del 2010. Un valore enorme accumulato
soprattutto nei confronti di Comuni (3 miliardi) e Regioni (3,3
miliardi) che risulta superiore del 17% a quello registrato nel corso
del 2009. Questi alcuni dati che emergono dal monitoraggio dei
pagamenti pubblici del Ministero dell'economia, sui flussi di cassa
di enti e amministrazioni pubbliche.
Una crescita così ampia che ha messo
in crisi numerose aziende che hanno trovato grandi difficoltà a far
fronte agli impegni di cassa, complice anche la stretta del credito
che gli istituti bancari non hanno ancora sciolto. Non per niente,
secondo un'indagine di Cerved group, nel 2010 le procedure di
insolvenza che hanno portato al fallimento di aziende sono state
circa 11mila, (il 20%
in più rispetto al 2009). Nell'analisi dei dati dei fallimenti
l'Osservatorio crisi d'impresa di Cerved Group,
sottolineava tra le principali cause di insolvenza proprio le
difficoltà di cassa, diretta conseguenza dei ritardi nei pagamenti
(sia del settore pubblico che privato).
Tornando all'analisi dei dati del
Ministero si nota come il Mezzogiorno risulti essere una delle aree
più colpite dagli effetti dei ritardi dei pagamenti della Pubblica
Amministrazione. Questo soprattutto a causa del minor sviluppo
dell'economia privata territoriale che rende i committenti pubblici
uno dei maggiori clienti e le imprese maggiormente dipendenti dai
comportamenti delle amministrazioni pubbliche. Ma difficoltà si
registrano anche in aree ricche del Paese, come in Lombardia, a
testimonianza che non è solo il tasso di imprenditorialità (la
Lombardia è appunto la regione più imprenditoriale d'Europa ) ma
anche altri fattori.
Tra questi vi è sicuramente la crisi
economica, che ha comportato anche minori entrate per le
amministrazioni, ma non vanno certo dimenticati i vincoli di finanza
pubblica, come il patto di stabilità dei Comuni e le misure
introdotte per cercare di mantenere un certo rigore nei bilanci
pubblici.
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Uno dei settori dell'attività economica più colpiti da questa situazione è caratterizzato dalle Costruzioni, come sottolineato recentemente anche dalla Cgia di Mestre. Basti pensare che le imprese di costruzioni che lavorano con i Comuni, nel 2010 hanno accumulato complessivamente crediti non incassati, da parte degli enti Locali per 2,3 miliardi , pari cioè al 79% di tutti i debiti dei Sindaci verso le imprese.
Il futuro a breve purtroppo è ancora meno roseo, visto che i tagli previsti dalla manovra economica e dalle legge di stabilità , impoveriranno ulteriormente la casse delle amministrazioni pubbliche. L'unica speranza delle imprese, in questo senso, riguarda la possibilità che venga approvata al più presto la Direttiva della Commissione Europea che impone alle pubbliche amministrazione di erogare i pagamenti entro il termine di 60 giorni, scaduto il quale scatterà un interesse sul debito pari all'8%. Sperando che la maggiore stabilità delle imprese che questa nuova norma comporterà non finisca per ricadere sui consumatori, sotto forma di aumento del carico fiscale per onorare gli impegni delle varie amministrazioni
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