Giovedi, 5 Dicembre 2019

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Lavoro: Ai Ritmi Attuali Serviranno 7 Anni per Recuperare i Livelli Pre Crisi


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Mantenendo costante nel tempo il tasso di incremento dell'occupazione registrato nei primi cinque mesi dell'anno, sarebbero necessari tra i 17 e i 24 semestri per ritornare, sui livelli occupazionali di picco raggiunti prima della crisi. Ciò significa che per recuperare dagli effetti sull'occupazione della recessione del biennio 2008-2009, “rebus sic stantibus”, sarebbe necessario un periodo compreso tra i sette e i nove anni. É questo il quadro che emerge dall'Osservatorio Quadrimestrale “Economia, lavoro e fiscalità nel terziario di mercatoEconomia,
lavoro e fiscalità nel terziario di mercato” realizzato dall'Ufficio Studi di Confcommercio.
Secondo l'indagine gli elementi di difficile soluzione sono essenzialmente tre: la disoccupazione potenziale , i divari territoriali e la disoccupazione giovanile.
La disoccupazione potenziale, o tasso di disoccupazione esteso, comprende oltre ai disoccupati in senso stretto, anche i lavoratori in cassa integrazione e le persone scoraggiate, restituendo così una dimensione più completa del mercato del lavoro. Nel 2010 questo valore è risultato ancora in crescita rispetto al 2009, nonostante il recupero del Pil, visto che i disoccupati sono aumentati mentre sia il numero di lavoratori in cassa integrazione che quello degli scoraggiati è calato in maniera poco significativa.
Per quanto riguarda le differenze territoriali del mercato del lavoro, Confcommercio sottolinea il permanere del dualismo strutturale nelle dinamiche occupazionali tra Centro-Nord e Mezzogiorno, acuite dal biennio della crisi. Così come la dinamica dell'occupazione giovanile, già non particolarmente brillante nei periodi pre crisi, non mostra alcun segnale incoraggiante. Anzi mentre il tasso di disoccupazione totale è sceso ad aprile 2011 all'8,1%, dopo il picco massimo dell’8,6% toccato in aprile-maggio 2010, quello relativo alla disoccupazione giovanile, calcolato la fascia di età 15-24 anni, resta sostanzialmente ancorato al livello del 28,5%, lo stesso del picco massimo conseguente agli effetti prolungati della recessione.
Secondo l'Osservatorio, i giovani vengono espulsi dai processi produttivi in maniera superiore e più velocemente nelle fasi negative del ciclo economico ed inoltre incontrano più difficoltà nel rientrare nel mercato del lavoro nel momento in cui si riavvia un profilo espansivo, seppur modesto, quale quello che stiamo attraversando.

 


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Una situazione che si riscontra anche in presenza di un mercato del lavoro flessibilizzato da oltre un decennio. In proposito Confcommercio evidenzia che la componente più flessibile del mercato del lavoro, quella del tempo determinato, pur avendo pagato inizialmente il prezzo maggiore della crisi produttiva, risulta essere anche quella più pronta a soddisfare le esigenze delle imprese in una fase di timida ripresa, con orizzonti di breve termine.
Di fronte ad una situazione di questo genere cosa si può fare?
Secondo il direttore generale di Confcommercio, Francesco Rivolta, per tornare ai livelli occupazionali precedenti la crisi è necessario: “valorizzare il settore dei servizi alle imprese e alle persone ed accrescerne l'efficienza”. “Ciò- prosegue Rivolata- è ancora più necessario al Sud, dove gli effetti della crisi si sono sovrapposti ad una tendenza già negativa in precedenza, che ha aumentato il divario rispetto al Centro-Nord”.

 

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