Sabato, 16 Novembre 2019

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LAVORO: IL 27% DEI GIOVANI FATICA A MATURARE ESPERIENZE, ANCORA MOLTO ALTO IL RUOLO DELLE CONOSCENZE


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L'Istat ha presentato oggi i risultati di un'indagine sul rapporto tra giovani e mondo del lavoro, anzi più specificamente sui tempi e le modalità di inserimento lavorativo dei giovani. Il bacino di analisi riguarda i giovani dai 15 ai 34 anni, sia in riferimento alle eventuali esperienze di lavoro, stage e tirocini svolte durante il corso di studi, sia alle modalità di accesso al lavoro una volta esaurito il percorso formativo. Obiettivo dello studio è capire quali sono i fattori critici che influenzano l'ingresso nel mercato del lavoro.
Per quanto riguarda i giovani tra i 15 e i 34 anni che stanno seguendo un percorso formativo, al secondo trimestre 2009, il 33,1% (4,623 milioni su un totale di 13,982 milioni) è impegnato in almeno un lavoro retribuito e/o un programma di studio-lavoro. Sul totale dei giovani impegnati il 15,% ha effettuato almeno un lavoro retribuito nel corso degli studi e il 18% almeno un programma di studio-lavoro. Le giovani donne risultano più impegnate rispetto ai coetanei maschi nei programmi di studio lavoro (37,3% contro il 33,1%), mentre non risultano particolari differenze per quanto riguarda i lavori retribuiti. L'incidenza dei giovani che svolgono un lavoro durante il corso di studi risulta maggiore al crescere dell'età, soprattutto al prolungarsi del periodo degli studi. L’ingresso in un ambiente di lavoro, l’acquisizione di un’esperienza pratica, come pure la verifica delle scelte professionali, tutti elementi che caratterizzano i tirocini e gli stage, riguardano circa il 36% dei laureati e il 22% dei giovani diplomati.
Per quanto riguarda i giovani al di fuori del sistema di istruzione regolare, l'Istat rileva un totale di 9,320 milioni, il 23,7% dei quali nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni, mentre il rimanente 76,3% in quella tra i 25 e i 34 anni. I giovani fino a 24 anni sono in maggioranza uomini e vantano nel 43% dei casi la licenza media, mentre nel 53% dei casi, il diploma (soprattutto con indirizzo tecnico professionale). Nel gruppo superiore la maggioranza sono diplomatI ma circa il 20% ha un titolo di studio terziario (laurea o specializzazione).
A livello geografico nel Mezzogiorno una quota significativa di giovani si presenta nel mercato del lavoro con al più la licenza media, mentre nel Centro-nord è prevalente la quota dei giovani con il diploma di scuola secondaria superiore.
Nell'indagine l'Istat rileva anche che appartenere ad una famiglia con i genitori che hanno un basso livello di istruzione aumenta il rischio di concludere gli studi con la licenza media e riduce la probabilità di raggiungere un titolo universitario. In generale al crescere del titolo di studio dei genitori cresce anche la percentuale dei figli che conseguono titoli di studio medio alti, esiste insomma una correlazione positiva tra il livello di istruzione dei giovani e quello dei genitori.


PRIME ESPERIENZE NEL MONDO DEL LAVORO
Secondo l'Istat il 73% dei giovani tra i 15 e i 34 anni (6,3 milioni di unità) che sono usciti dal sistema educativo ha avuto un'esperienza di lavoro superiore ai tre mesi (secondo le direttive comunitarie un'esperienza di questo tipo viene definita significativa). Nel 75% dei casi questa esperienza è iniziata dopo oltre tre mesi dalla conclusione degli studi. Nello specifico il 29% dei giovani tra i 15-34 anni sperimenta la prima esperienza significativa nell’arco di un anno, quota che si riduce al 22% se escludiamo da questo gruppo i giovani che conseguono la prima esperienza significativa prima dell'uscita dal percorso scolastico. Nel Sud d'Italia la percentuale di giovani che entrano nel mercato del lavoro entro un anno dalla conclusione degli studi è inferiore (15,8% del totale), rispetto a quanto si registra al Nord (38,7%) e al Centro (34,9%).
Sempre nel Mezzogiorno i giovani sperimento un numero di ingressi nel mercato del lavoro decisamente inferiore al resto d'Italia, con poco meno del 56% dei giovani che ha avuto esperienze lavorative dopo l’uscita dal sistema d’istruzione, contro l’83% del Centro-Nord .
Per quanto concerne la stabilità del lavoro nel secondo trimestre 2009 circa l’89% dei giovani che hanno maturato un’esperienza professionale è rimasto occupato, in gran parte nella stessa attività e in circa un terzo dei casi in un lavoro diverso dal precedente. In questo senso la probabilità di trovare lavoro, ed anche la sua stabilità, crescono all’aumentare del livello formativo conseguito.
L'Istat rileva anche che il numero dei giovani con almeno una esperienza di lavoro significativa aumenta al crescere dell’età, sottolineando come sia ancora attuale il fenomeno dei prolungati tempi di transizione dalla scuola al mondo del lavoro.



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MODALITÀ DI INSERIMENTO NEL MONDO DEL LAVORO
Per quanto riguarda le modalità di inserimento nel mondo del lavoro, l'Istat rileva ancora una forte presenza del sistema delle conoscenze dirette, quantomeno relativo al primo impiego. Nello specifico circa il 55% dei giovani trova la prima occupazione attraverso le segnalazioni di parenti e amici. Tra le opzioni successive troviamo la richiesta diretta ad un datore di lavoro, le inserzioni sulla stampa e l'utilizzo del web, che vengono praticati da circa un quarto dei giovani non più in istruzione. Il ricorso a questi canali formali cresce all’aumentare del livello di istruzione dei giovani. La percentuale di ingressi favorita dall'intermediazione dei Centri per l'Impiego e dalle Agenzia per il lavoro appare, secondo quanto riporta l'Istat, piuttosto limitata, interessando poco meno del 5% del totale dei giovani.


PROFESSIONI SVOLTE COME PRIMO IMPIEGO E SOTTOINQUADRAMENTO
Le professioni meno qualificate di addetto al commercio e ai servizi (esempio barista, cameriere) così come pure quelle di operaio e artigiano risultano essere le più diffuse e interessano circa la metà dei giovani entrati nel mondo del lavoro. Circa il 30% dei giovani, invece svolge occupazioni più qualificate come tecnico (es geometra, infermiere, contabile) ed impiegato. Anche in questo caso la professione esercitata nella fase d’ingresso nel mercato del lavoro varia considerevolmente a seconda del livello d’istruzione.
Tuttavia in molti casi esiste una mancata corrispondenza tra titolo di studio e la professione svolta. Nel secondo trimestre 2009, infatti, circa 2,2 milioni giovani fino a 34 anni non più in istruzione tra laureati e diplomati (il 47,1% del totale) possiede un titolo superiore a quello maggiormente richiesto per svolgere quella professione . Si segnala dunque una forte presenza di fenomeni di sottoinquadramento e sottoutilizzo del capitale umano disponibile

 

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Si ringrazia l'utente lumaxartlumaxart di flickr per l'immagine


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