Mercoledi, 17 Luglio 2019

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Le Imprese Agricole Guidate da Giovani Sono Solo il 3%, ma Producono un Reddito Superiore Del 40%


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Nell'Italia della crisi e della mancanza di lavoro si sta assistendo ad una nuova rivoluzione agricola dove è proprio uno dei mestieri più antichi del made in Italy a trovare nuove risorse e ad offrire opportunità. È questo il quadro che emerge dalla prima assemblea nazionale di Giovani impresa Coldiretti, che ha riunito oltre 2 mila imprenditori under 30 del settore agricolo. Stando ai dati presentati l'agricoltura italiana sarebbe in grado di offrire opportunità occupazionali a 250 mila lavoratori nel prossimo decennio. Un dato molto significativo, frutto innanzitutto di una tendenza già in atto che vede aumentare l'occupazione nelle campagna in modo superiore rispetto agli altri settori. Infatti, nel 2010 gli occupati in agricoltura, sottolinea la Coldiretti, sono aumentati del 2%, contro una contrazione del 3% dell'industria ed un dato complessivo del -1%. Nel 2010 gli occupati indipendenti in agricoltura sono stati 462 mila, in crescita dello 0,6% mentre quelli dipendenti 429 mila, in aumento del 3,3%, per un totale complessivo di 891 mila lavoratori.
L'aumento occupazione previsto deriva inoltre dall'allargamento dell'attività agricola che ora abbraccia più campi rispetto a quelli tradizionali, richiedendo dunque anche nuove figure specializzate in grado di seguire, ad esempio, lo sviluppo di specifiche coltivazioni, o la conduzione di macchinari innovativi, o la vendita dei prodotti diretti.



UN ESERCITO DI GIOVANI PICCOLO, MA AGGUERRITISSIMO
Dall'assemblea è emerso che solo il 3% delle imprese agricole italiane è condotto dal giovani under 35 (mentre il 30% è condotto da over 65enni), che però risultano essere alla guida delle aziende più innovative che offrono maggiore occupazione e garantiscono maggiori livelli di reddito. Secondo uno studio Swg/Coldiretti i 49 mila giovani imprenditori che operano in Italia producono un reddito del 40% superiore a quello medio del settore. Le imprese guidate da giovani sono, infatti, quelle che hanno investito di più durante la crisi e quelle che si distinguono maggiormente per quanto riguarda la diversificazione produttiva (31% contro una media del 27%). Inoltre sono quelle con una maggior capacità di innovazione, tanto che l’87,5% dei giovani vende direttamente e il 22% rifornisce i gruppi di acquisto solidali (GAS).
Ogni esercito per quanto agguerrito ha però i suoi nemici che sono poi quelli che deve fronteggiare l'intero settore agricolo italiano. Da un lato, infatti, vi sono parecchi ostacoli all'ingresso che vanno dal costo dei terreni, al credito, alla volatilità dei prezzi che impedisce la programmazione degli investimenti.


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Aspetti non di poco conto perchè se occorre aspettare oltre due anni per poter trasformare la propria idea in impresa agricola, a causa dei lacci e laccioli burocratici, si capisce come il progetto parta già compromesso. Così come è impensabile che il sistema creditizio conceda denaro solo a chi già lo ha, perchè altrimenti lo spirito imprenditoriale dei giovani viene stroncato sul nascere. Come fa un giovane, infatti, a dimostrare che la sua idea è valida se non gli viene data possibilità di partire e di poter restituire il denaro.
Dall'altra parte vi è poi il nemico più temibile, ovvero il furto di identità e di immagine del made in Italy, visto che vengono immessi in commercio prodotti alimentari spacciati per italiani ma che di italiano hanno ben poco. Senza dimenticare poi il problema della filiera lunga che va a tagliare i margini dei produttori che rimangono l'anello debole della catena del processo che porta i prodotti dal campo alla tavola. Per questo la Coldiretti si sta battendo da tempo per la creazione di una filiera tutta italiana, corta e che abbia come sbocco i Consorzi Agrari, le cooperative, i farmers market, gli agriturismi e le imprese agricole,

 

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