Nell'Italia della crisi e della
mancanza di lavoro si sta assistendo ad una nuova rivoluzione
agricola dove è proprio uno dei mestieri più antichi del made in
Italy a trovare nuove risorse e ad offrire opportunità. È questo
il quadro che emerge dalla prima assemblea nazionale di Giovani
impresa Coldiretti, che ha riunito oltre 2 mila imprenditori under 30
del settore agricolo. Stando ai dati presentati l'agricoltura
italiana sarebbe in grado di offrire opportunità occupazionali a 250
mila lavoratori nel prossimo decennio. Un dato molto significativo,
frutto innanzitutto di una tendenza già in atto che vede aumentare
l'occupazione nelle campagna in modo superiore rispetto agli altri
settori. Infatti, nel 2010 gli occupati in agricoltura, sottolinea la
Coldiretti, sono aumentati del 2%, contro una contrazione del 3%
dell'industria ed un dato complessivo del -1%. Nel 2010 gli occupati
indipendenti in agricoltura sono stati 462 mila, in crescita dello
0,6% mentre quelli dipendenti 429 mila, in aumento del 3,3%, per
un totale complessivo di 891 mila lavoratori.
L'aumento occupazione previsto deriva
inoltre dall'allargamento dell'attività agricola che ora abbraccia
più campi rispetto a quelli tradizionali, richiedendo dunque anche nuove
figure specializzate in grado di seguire, ad esempio, lo sviluppo di
specifiche coltivazioni, o la conduzione di macchinari innovativi, o
la vendita dei prodotti diretti.
Dall'assemblea è emerso che solo il 3% delle imprese agricole italiane è condotto dal giovani under 35 (mentre il 30% è condotto da over 65enni), che però risultano essere alla guida delle aziende più innovative che offrono maggiore occupazione e garantiscono maggiori livelli di reddito. Secondo uno studio Swg/Coldiretti i 49 mila giovani imprenditori che operano in Italia producono un reddito del 40% superiore a quello medio del settore. Le imprese guidate da giovani sono, infatti, quelle che hanno investito di più durante la crisi e quelle che si distinguono maggiormente per quanto riguarda la diversificazione produttiva (31% contro una media del 27%). Inoltre sono quelle con una maggior capacità di innovazione, tanto che l87,5% dei giovani vende direttamente e il 22% rifornisce i gruppi di acquisto solidali (GAS).
Ogni esercito per quanto agguerrito ha però i suoi nemici che sono poi quelli che deve fronteggiare l'intero settore agricolo italiano. Da un lato, infatti, vi sono parecchi ostacoli all'ingresso che vanno dal costo dei terreni, al credito, alla volatilità dei prezzi che impedisce la programmazione degli investimenti.
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Dall'altra parte vi è poi il nemico più temibile, ovvero il furto di identità e di immagine del made in Italy, visto che vengono immessi in commercio prodotti alimentari spacciati per italiani ma che di italiano hanno ben poco. Senza dimenticare poi il problema della filiera lunga che va a tagliare i margini dei produttori che rimangono l'anello debole della catena del processo che porta i prodotti dal campo alla tavola. Per questo la Coldiretti si sta battendo da tempo per la creazione di una filiera tutta italiana, corta e che abbia come sbocco i Consorzi Agrari, le cooperative, i farmers market, gli agriturismi e le imprese agricole,
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MikeBehnken
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