Lunedi, 17 Febbraio 2020

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STRESS LAVORO CORRELATO: DAL 2011 OBBLIGATORIO PER LE AZIENDE VALUTARE I RISCHI CHE LO PROVOCANO


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Grosse novità all'orizzonte per i lavoratori italiani. Dal 31 dicembre prossimo, infatti, debutteranno nuove norme in materia di valutazione dei rischi da lavoro, secondo cui dovranno essere compresi tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compreso quelli immateriali.
In concreto dovranno essere misurati i fattori di stress in ogni luogo di lavoro per mettere in atto iniziative in grado di ridurre al massimo le situazioni di rischio per i lavoratori. Questa nuova disposizione, prevista da una circolare del Ministero del Lavorocircolare
del Ministero del Lavoro, si presenta come una novità assoluta nel panorama lavorativo italiano. Tra i rischi per la salute dei lavoratori si affiancano, infatti, ai fattori tradizionali come l'uso di sostanze nocive o di macchinari pericolosi, anche i rischi di tipo immateriale, tra i quali quelli che riguardano lo stress lavoro correlato.
La data del 31 dicembre va considerata come data di inizio dell'attività di valutazione dei rischi, ma la notizia importante è che nel prossimo futuro i datori di lavoro non potranno liquidare lo stress eventualmente originato nell'ambiente di lavoro, come problema personale. A tal proposito la circolare precisa, però, che va distinto lo stress originato da fattori che riguardano l'ambiente di lavoro da quello che deriva da motivi personali o familiari. Per questa ragione la valutazione verrà effettuata su gruppi di lavoratori esposti in maniera omogenea ai fattori dell'ambiente di lavoro e non sul singolo individuo.
Per stabilire il metodo con il quale individuare la categoria di rischi che riguardano lo stress lavoro correlato, una commissione di esperti del governo, delle Regioni e delle parti sociali ha definito un percorso che rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo al quale dovranno attenersi tutti i datori di lavoro.


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In base alla circolare viene inteso come “stress lavoro correlato” quella “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale e conseguenza che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro”.
In concreto la valutazione avverrà ad opera del datore di lavoro insieme ad un medico competente, nominato, dopo consultazione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
La valutazione avviene in due fasi. La prima obbligatoria ha l'obiettivo di individuare indicatori oggettivi e verificabili di vario tipo : dall’indice di infortuni alle specifiche e frequenti lamentele dei lavoratori, dai turni ai conflitti interpersonali al lavoro, dalla competenza dei lavoratori all'evoluzione e sviluppo di carriera. Se da questa prima fase di analisi non emergono elementi di rischio, il datore di lavoro dovrà solo comunicare i risultati nel  Documento di valutazione del rischio e prevedere un piano di monitoraggio. In caso contrario sarà avviata la fase due, che prevede l'adozione di opportuni interventi correttivi e, se la situazione non migliora, il passaggio ad una fase di valutazione approfondita, anche attraverso questionari, focus group e interviste semi-strutturate.

 

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