Federico Rampini, giornalista e scrittore tra i più famosi in Italia, ha pubblicato un post nel suo blog dove ha fatto il punto sulle energie rinnovabili e sulle fonti tradizionali, come il petrolio.
L’autore ha innanzitutto messo in guardia da quelle che lui chiama le insidie dei numeri. Le cifre, infatti, avvertono impietosamente dei pericoli che l’umanità incontrerà nel suo cammino nei prossimi decenni. Il problema più grosso è rappresentato dal sovrappopolamento: ogni anno la popolazione aumenta di 75 milioni. Non solo, nei prossimi venti anni due miliardi di persone che oggi godono di un reddito inferiore ai 10 mila dollari l’anno godranno di un reddito compreso tra 10 mila e 30 mila dollari. Questi due fattori faranno sì che entro il 2030 il fabbisogno di energia sarà raddoppiato.
E se la terra manterrà la dipendenza dal carbon fossile attuale (80%) le emissioni di gas serra aumenteranno per quella stessa data del 50%. Va da sé che se le cose non cambieranno la terra si troverà in grande pericolo. Qual è la soluzione dunque? Affidarsi in toto alle energie rinnovabili? Federico Rampini appare contrario anche a una fede cieca verso le fonti ‘verdi’. In particolare ha messo in guardia da due differenti interpretazioni sulle rinnovabili: l’interpretazione ottimistica e quella romantica.
Secondo l’interpretazione romantica, invece, sarebbe possibile e auspicabile (e in un certo senso frutto di un processo evolutivo) ‘tappezzare’ la terra di pannelli solari e pale eoliche. Questa visione non tiene conti dei costi, tutt’ora altissimi, degli impianti (seppur in rapido calo ndr).
Ne consegue che per anche solo avvicinarsi all’autosufficienza bisogna destinare enormi porzioni di territorio alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Federico Rampini parla di una superficie da destinare al solare pari a quella dell’intera regione Toscana. Dunque, cosa succederà? L’Italia, paradossalmente – ma anche il resto dell’Europa e il Giappone – dovranno importare energia solare da quei paesi che hanno a disposizione i deserti per ‘piantare’ i pannelli. Guarda caso, i paesi futuri esportatori coincidono con gli attuali esportatori di petrolio (Arabia saudita, Libia, Algeria, Sudan, Kazakhstan).
L’unica soluzione per sfuggire a questo destino di dipendenza energetica è che le popolazioni europee accettino le strategie invasive sul proprio territorio. Insomma: a meno di non voler dipendere di nuovo dai paesi del Medioriente sarà necessario abbandonare la logica del ‘not in my yard’.
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