Mercoledi, 22 Agosto 2018

Riflessioni

IN ITALIA OGNI CITTADINO PERDE IN MEDIA 9 MESI DI VITA A CAUSA DELL'ESPOSIZIONE AL PARTICOLATO

smog2502.gifSecondo l'ultimo rapporto Mal d'Aria, realizzato da Legambiente, la qualità dell'aria delle città italiane è pessima, con oltre il 40% delle provincie ad aver superato nel 2010 i limiti di legge per quanto riguarda il Pm10. Ben trenta di queste provincie sono localizzate nella Pianura Padana che risulta dunque una delle regioni più inquinate d'Europa (la Lombardia risulta essere anche la quinta regione più trafficata del vecchio Continente). Oggi vogliamo approfondire il rapporto tra livelli di inquinamento e salute. Il primo spunto ci arriva da uno studio della Hasselt University di Diepenbeek e dell'Universita' Cattolica di Lovanio, in Belgio, in cui sono stati analizzati i rischi di infarto connessi ad ogni singolo fattore e la percentuale di popolazione che ha subito attacchi di cuore a causa dei singoli fattori. Il risultato piuttosto sorprendente è che lo smog provoca la stessa quantità di crisi cardiache di altri fattori di rischio come l'esercizio fisico, il consumo di alcol e di caffè. Nello specifico l' esposizione all'inquinamento atmosferico, aumenta il rischio di attacco di cuore del 5%, contro le 23 volte dell'assunzione di cocaina, la volta e mezza dell'assunzione di caffè e le 3 volte del consumo di alcol. Tuttavia essendo le persone esposte all'inquinamento atmosferico in numero decisamente maggiore rispetto a chi consuma ad esempio droga, il risultato è che statisticamente lo smog provoca più attacchi di cuore della cocaina. Per cui pur essendo la cocaina il fattore maggiormente in grado di procurare un infarto, il traffico risulta l'elemento di rischio a cui la popolazione è maggiormente esposta.
Il secondo spunto ci arriva dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha aggiornato i calcoli dello studio “Impatto sanitario del Pm10 e dell’ozono in 13 città italiane” (risalente al 2006), alla situazione attuale.
Secondo quanto comunica l'OMS, ogni anno nelle regioni del Nord sono circa 7mila le morti premature provocate dagli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico da particolato fine (erano 8mila nel 2006).

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L'ARIA ITALIANA CONTINUA AD ESSERE PESSIMA: PIÙ DEL 40% DELLE PROVINCE ITALIANE SONO FUORILEGGE

ilvataranto2901.gifLa qualità dell'aria delle città italiane, nonostante il piccolo miglioramento rilevato dal'Istat, rimane pessima. A ribadire la drammaticità della situazione è stata nei giorni scorsi, Legambiente con la presentazione dell'annuale rapporto Mal d'Aria. In Europa secondo l'Eurostat e 'Agenzia Europea per l'Ambiente, tra le 30 città più inquinate, ben 17 sono italiane e solo in Bulgaria si può respirare un aria peggiore della nostra. Tuttavia nel 2010 sono stati 48 i comuni capoluogo di provincia (30 dei quali localizzati in Pianura Padana) ad aver superato per più di 35 giorni il limite di legge di 50 μg/m3 per la protezione della salute umana, nove in meno rispetto all'anno precedente. Una piccola boccata d'aria che non risolve il problema, visto che in 21 città i giorni di superamento del limite sono pari al doppio di quelli concessi, con Torino in testa (134 giorni di superamento dei limiti relativi alle polveri sottili).
Legambiente ricorda che in Europa il PM10 causa ogni anno più di 350 mila morti premature, mentre in Italia se ne contano circa 6mila (dati Nomisma). I principali artefici di questa situazione sono l'industria e i trasporti che risultano essere le fonti maggiori degli inquinanti che compromettono la qualità dell'aria. Soprattutto il settore dei trasporti su gomma è responsabile dell'emissione del l 34,7% del PM10, dell 55,5% del benzene, del 51,7% degli ossidi di azoto e del 43,1% del monossido di carbonio. Ma non va dimenticato il contributo dell'industria del settore siderurgico e petrolchimico che rilascia in atmosfera il 75,5% degli Sox, (ossidi di zolfo) il 31,5% degli IPA (idrocarburi policiclici aromaticI) e il 28,8% del PM10 e quello dei riscaldamenti domestici responsabili del 18,7% delle polveri sottili e del 46% degli idrocarburi policiclici aromatici. Per dare una quantificazione del problema Legambiente ricorda i dati relativi all'’Inventario nazionale delle emissioni redatto da Ispra secondo cui in Italia nel 2008 (ultimo dato disponibile) si sono prodotte:

  • 3 milioni di tonnellate di monossido di carbonio (CO),
  • quasi 9mila tonnellate di benzene,
  • 1 milione di tonnellate di ossidi di azoto (NOx),
  • 153 mila tonnellate di polveri sottili (PM10)
  • 293 mila tonnellate di ossidi di zolfo (SOx)
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WWF: IN ITALIA UN REATO CONTRO L'AMBIENTE OGNI 43 MINUTI. OCCORRE INTRODURRE SANZIONI PENALI

acquainquinata2901.gifOgni giorno in Italia si compie una battaglia tra chi cerca di difendere l'ambiente a favore di tutta la collettività e chi invece commette crimini e delitti, in ragione di qualche tornaconto personale. Questa battaglia silenziosa a tutela dell'ambiente viene svolta dalle forze dell'ordine, dalla magistratura e anche da alcune Onlus. Ed è proprio una delle più famose associazioni ambientaliste, il WWF Italia, a diffondere alcuni dati sull’attività del proprio settore legale contro i crimini ambientali, in coincidenza con l’apertura ufficiale dell’Anno giudiziario (28 gennaio ndr). Secondo quanto comunicato dall'associazione i delitti contro ambiente e salute in Italia sono all'ordine del giorno e provocano un vero e proprio danno alla nazione. Si calcola che nel 2010 gli eco avvocati del WWF si siano occupati di oltre 250 udienze nei tribunali penali ed amministrative, mentre dal 1986 ad oggi le cause sono state oltre 2mila.
I nemici contro cui combattere sono molti, sparsi per tutta la penisola, dalle industrie inquinanti, ai privati che minano l'integrità di boschi e fiumi, a chi ancora promuove progetti deturpanti per il paesaggio o abusivi.
Per dare un'idea della gravità fenomeno, il Wwf segnala che il numero delle violazioni in materia di tutela ambientale, salute e sicurezza dei lavoratori e dei cittadini, è pari a circa uno ogni 43 minuti (dati del Ministero dell'Ambiente).
In questo scenario un compito fondamentale è svolto dalla magistratura, che sottolinea il presidente del WWF Italia, Stefano Leoni, non solo sanziona ma indirizza correttamente l’azione della società che può incidere sul patrimonio naturale e la salute dei cittadini. Per svolgere il proprio compito, però la Magistratura ha bisogno di poter contare su uno strumento importante come le intercettazioni, che risultano fondamentali per per fermare i crimini ambientali.
Senza questa possibilità, rileva il WWF, molti reati cosiddetti “ambientali” non potrebbero essere più scoperti, in primis tutti quelli sul traffico illegale di rifiuti, una delle piaghe del nostro Paese, soprattutto in alcune Aree. Anche perchè il reato ambientale viene spesso scoperto partendo da altri abusi di tipo amministrativo, o, come nel caso delle cosiddette ecomafie indagando su fatti non direttamente collegati.


UNA BATTAGLIA AD ARMI SPUNTATE
Nonostante l'impegno profuso, ha sottolineato la responsabile Ufficio legale - legislativo del WWF Italia, Patrizia Fantilli, il contrasto al crimine ambientale avviene con armi spuntate. Questo perchè ad oggi le sanzioni previste dalle leggi di tutela dell’acqua, dell’aria, del suolo, delle aree protette e della fauna, sono esclusivamente di natura “contravvenzionale” (art 39 del codice penale).

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GLI UOMINI INQUINANO PIÙ DELLE DONNE, A FARE LA DIFFERENZA SONO SOPRATTUTTO I TRASPORTI

manpolluwoman1301.gifSecondo uno studio pubblicato sulla rivista Energy Policy, le emissioni di gas serra prodotte in Europa dagli uomini sono maggiori di quelle delle donne, a causa di uno stile di vita e di passioni meno sostenibili dal punto di vista ambientale. Lo studio si basa sui dati raccolti dal Riitta Raty e Annika Carlsson-Kanyama della Defence Research Agency di Stoccolma, su un campione di uomini e donne di Svezia, Norvegia, Germania e Grecia.
Per differenziare bene il comportamento di entrambi i sessi, la ricerca si è concentrata solo sul consumo dei single e non sulle persone di sesso differente che vivono in coppia. L'Analisi ha riguardato il dispendio energetico in casa e nei trasporti, ma anche quello necessario per la preparazione di prodotti alimentari acquistati e consumati.
Nello specifico la differenza in termini di produzione di emissioni tra maschi e femmine è risultata del 6% in Norvegia, dell'8% in Germania, il 22% in Svezia mentre in Grecia raggiunge quasi il 39%. Le cause vanno ricercate nei differenti stili di vita e nelle passioni, che vedono gli uomini ad esempio preferire cibi come la carne (che di solito ha in impatto ambientale maggiore sulle emissioni) ed essere maggiormente attratti dalle attività sportive e dai motori. Dall'altra parte le donne spendono più energia in campi meno “inquinanti” come l'abbigliamento, igiene, salute, beni per la casa o il cibo.
Differenze emergono anche per quanto riguarda la spesa in ristoranti
, alcool e tabacco, sebbene la disparità maggiore emerga quando si prende in considerazione il consumo energetico per i trasporti. In questo campo gli uomini consumano circa il 70-80% di energia in più i rispetto alle donne, in Germania e Norvegia, il 100% in Svezia e il 350% in più in Grecia. Una differenza enorme che non riguarda solo le vecchie generazioni ma anche i maschi più giovani (nati dopo il 1979) che non risultano affatto più ecologisti dei loro padri.

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WWF: IL BILANCIO 2010 È NEGATIVO PER L'AMBIENTE, MANCA UNA POLITICA ORIENTATA ALLA TUTELA AMBIENTALE

bilanciowwf3112.gifLa fine dell'anno porta con sé la necessità di fare qualche bilancio sui dodici mesi appena trascorsi. Quello ambientale porta il segno negativo, almeno secondo l'autorevole opinione del WWF Italia. L'associazione punta il dito contro l'azione di Governo che manca di una vera e propria strategia di sostenibilità e relega la questione ambientale a margine del contesto generale. In più il WWF riscontra una significativa difficoltà amministrativa e di ruolo del Ministero dell'Ambiente, anche a causa dei consistenti tagli di risorse che ha subito. Il fallimento delle politiche ambientali italiane passa per le politiche energetiche in cui il nostro Paese risulta quello più arretrato a livello comunitario nel raggiungimento degli obiettivi di Kyoto. Situazione a cui la scelta di puntare sul nucleare non porterà certo rimedio, soprattutto perchè disincentiva la crescita di energie alternative e di azioni tese al risparmio e all’efficienza energetica. Soprattutto considerato il fatto che il Nucleare non garantirà nemmeno risparmi in termini di costo, visto che, come sottolineato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, l'elettricità prodotta da centrali nucleari costa il 16% in più di quella prodotta da centrali a gas e il 21% in più di quella da centrali a carbone.
Bocciatura anche sul fronte della linea di sviluppo delle opere infrastrutturali, che risulta focalizzata sul comparto stradale e che quindi non porterà ad una diminuzione di gas serra provenienti dal settore dei trasporti.
La tutela del territorio risulta ancora insufficiente, come dimostrato anche dai danni delle recenti alluvioni in Veneto e in Liguria , perchè non vengono messe in atto efficaci misure di prevenzione del dissesto idrogeologico. La crisi economica ha frenato ulteriormente gli investimenti in questo campo, tuttavia, come sottolineato recentemente da Legambiente, risultano
oltre 3 milioni e 500 mila i cittadini esposti al pericolo di frane o alluvioni. Una situazione inaccettabile soprattutto perchè i mancati interventi risultano superiori agli investimenti necessari e spesso portano conseguenze disastrose non solo sul piano economico. Se non si interviene sulla prevenzione, molto si potrebbe fare (e non si fa) quantomeno sul fronte urbanistico dove si lascia spazio ad un'occupazione del territorio senza freni, spesso in deroga alle normative urbanistiche e paesaggistiche.

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