Lunedi, 9 Dicembre 2019

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IL DIFFICILE RAPPORTO TRA POLITICA E AMBIENTE


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Le ultime mosse del Governo sembrano prefigurare un vero e proprio squarcio nella politica ambientale italiana, già di per sé poco virtuosa in relazione alle tematiche ecologiche. L'apertura al nucleare, insomma, non pare costituire un caso isolato per arginare semplicemente la crisi energetica, in quanto gli indizi per una politica dalla scarsa coscienza ambientale sono ben più di uno. Punto 1: Protocollo di Kyoto. Fa specie non trovare traccia nel Documento di Programmazione Economica- Finanziaria (Dpef 2009-2013) dei riferimenti in merito al protocollo di Kyoto, soprattutto considerando che da quest'anno il mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni si traduce in costi non trascurabili. Pensate che già adesso il contatore dei costi per il 2008, visibile in tempo reale sul sito del Kyoto Club, sfiora gli 850 milioni di euro, una cifra assolutamente considerevole destinata a salire negli anni a venire. In una nota congiunta , infatti, WWF e Legambiente hanno stimato che I costi per la mancata applicazione del Protocollo di Kyoto in Italia rischiano di aumentare fino a 2,56 miliardi di euro all'anno per il periodo 2008-2012 se non verranno adottate delle politiche rigorose e costanti di riduzione delle emissioni.

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Un secondo grave elemento di rottura  è la presentazione, a firma dell'esecutivo in occasione della seduta congiunta delle Commissioni di Bilancio e Finanza della Camera dei Deputati (10 luglio), di un emendamento nel quale si prevede l’eliminazione dell’obbligo dell’attestato di certificazione energetica negli atti di compravendita o locazione degli edifici esistenti. Una mossa suicida che rimanderebbe l'edilizia italiana indietro anni luce per ciò che riguarda l'attenzione all'ambiente, in barba ai buoni risultati raggiunti in questi anni, in barba agli obiettivi di riduzione delle emissioni di cui sopra ed in barba alle stesse disposizioni della Commissione Europea , in tema di necessità dell'informativa sui consumi energetici degli edifici ( direttiva europea 2002/91/CE). Gianni Silvestrini, direttore del Kyoto Club, nel commentare la notizia quantifica la riduzione dei consumi indotta alla trasformazione del mercato legata alla certificazione in 80 ktep/a (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio). Al 2020 il risparmio cumulativo ammonterebbe a 6 milioni di tep”. Il riferimento temporale non è casuale, in quanto mantenendo la legge in vigore si risparmierebbe, fa notare il direttore dell'associazione, “cumulativamente una quantità di energia pari a 8 anni di produzione di una centrale nucleare da 1.300 MW che, nell’ipotesi più favorevole, entrerebbe in funzione non prima del 2020”. Dello stesso parere è anche Legambiente, che definisce l'emendamento : “Un gravissimo errore che frenerà la spinta all’innovazione dell’industria italiana delle costruzioni e al risparmio energetico, un assurdo passo indietro nella  lotta al surriscaldamento del pianeta che ci allontanerà ancora di più dall’Europa e dagli obiettivi di riduzione delle nostre emissioni”. Insomma più indizi che sembrano confermare la tendenza del governo a remare contro l'ambiente anziché considerare le tematiche ambientali assieme a tutto ciò che concerne le energie rinnovabili una priorità e una risorsa per il Paese.

 

CREDIT
Si ringrazia l'utente pfala di flickr per l'immagine


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