Domenica, 21 Luglio 2019

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IL MEDITERRANEO È UN MARE DI PLASTICA IN CUI GALLEGGIANO 500 MILA TONNELLATE DI RIFIUTI


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Nel Mar Mediterraneo galleggiano circa 500mila tonnellate di rifiuti in plastica, con in media 115mila frammenti per KM2, una concentrazione che supera quella delle isole spazzatura dell'Atlantico e del Pacifico. É questo il dato che merge dal rapporto “L’impatto della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marinoL’impatto
della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marino” realizzato, su richiesta di Legambiente, da Arpa Toscana e dalla struttura oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna.
Il rapporto sintetizza i principali studi scientifici sull’inquinamento da plastica in mare, ed e particolarmente importante per l'Italia, vista la posizione geografica della penisola e il fatto che risulta la prima nazione per consumo di sacchetti di plastica “usa e getta”.
Un problema da non sottovalutare visto che, secondo quanto riporta Legambiente, la plastica rappresenta il principale rifiuto rinvenuto nei mari poiché costituisce dal 60% all’80% del totale dell’immondizia trovata nelle acque. Livelli che arrivano fino al 90-95% in alcune aree e che anche nei mari italiani risultano elevati. Anzi in base agli esiti di International Coastal Cleanup, tra il 2002 e il 2006 i sacchetti di plastica sono risultati il quarto rifiuto più abbondante dopo sigarette, mozziconi e bottiglie nel mar Mediterraneo. Mentre secondo un monitoraggio effettuato dall’Arpa Toscana nell’arcipelago toscano, in una sola ora sono stati prelevati dai pescatori con reti a strascico 4 kg di rifiuti, di cui il 73% costituito da materiale plastico, (soprattutto sacchetti). Anche secondo l’Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare e l’Università belga di Liegi, il mar Tirreno rappresenta uno dei punti del Mar Mediterraneo, maggiormente inquinati, visto che la concentrazione di frammenti di plastica è superiore alla media di 7,75 volte (892 mila frammenti per km2 contro 115 mila), soprattutto nella zona a largo dell'Isola d'Elba. Ma non molto meglio va in Francia, dove il risultato di tre campagne oceanografiche effettuate nel 1994-1995-1996 sulla ha portato alla luce che il 70% dei rifiuti rinvenuti in mare erano sacchetti di plastica.
Il problema dei rifiuti plastici nei mari riguarda da vicino anche gli oceani, visto che rileva il rapporto, nei pressi del Cile l’87% di tutti i rifiuti galleggianti è di plastica, metà dei quali sono sacchetti. E sempre a proposito di Oceano Pacifico, le analisi dei dati tra il 2002 e il 2005 hanno rivelato che, in Giappone il 76% del totale dei rifiuti erano in plastica, in Corea il dato è stato del 53%.


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Senza dimenticare la presenza del Pacific Plastic Vortex, un vortice la cui estensione è di qualche milione di km quadrati, proprio a causa di molti milioni di tonnellate di rifiuti galleggianti, soprattutto plastica, a cui fa il paio il vortice presente nel Nord dell'Atlantico, composto da 334mila frammenti di plastica per chilometro quadrato pari a 5 kg/km2.
Tutta questa plastica interagisce negli ecosistemi, creando gravi danni alla fauna marina. Secondo l’Unep e l’Agenzia di protezione ambiente svedese, su 115 specie di mammiferi marini, ben 49 sono a rischio intrappolamento o ingestione di rifiuti marini. Tra i più a rischio vi sono Elefanti marini, delfini, capodogli, lamantini e tartarughe che scambiano i frammenti di plastica per meduse, e che rischiano così il soffocamento. Ma anche gli uccelli marini sono a rischio, visto che di 312 specie di volatili marini, 111 sono note per aver ingerito rifiuti plastici. La quota di uccelli marini che rimane uccisa ogni anno soffocamento o intrappolamento è impressionante e si avvicina al milione di unità.

 

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