Giovedi, 24 Ottobre 2019

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Inquinamento Ambientale ed Interferenti Endocrini Mettono a Rischio Fertilità e Salute dei Bambini


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L'inquinamento ambientale può avere ripercussioni negative sulla fertilità umana e animale a causa di sostanze nocive chiamate interferenti endocrini, in grado anche di contaminare la placenta , tanto che otto bambini su dieci nascono già “contaminati”. Sono questi alcuni degli spunti che emergono dalloo studio interdisciplinare “previeni” sul rapporto tra gli “interferenti endocrini emergenti”, la salute e l’ambiente. Lo studio è stato condotto dal WWF insieme all’Istituto Superiore Sanità, il Dipartimento Salute della Donna e Medicina del Territorio-Università Sapienza di Roma/Ospedale Sant’Andrea e l’Università di Siena, promosso e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Nello specifico è stato analizzato un campione di 250 coppie affette da infertilità, 10 coppie mamme- bambino e diverse specie animali che abitano la natura protetta di due Oasi WWF in Abruzzo (Sorgenti del Pescara e Diga di Alanno), con il risultato che negli individui che vengono esposti maggiormente ad interferenti endocrini aumentano i rischi di infertilità e patologie correlate. Come anticipato gli “interferenti endocrini” sono in grado di attraversare la placenta, passando direttamente dalla madre al bambino, che nasce già contaminato. Secondo lo studio nel 100% dei casi, da una madre contaminata nasce un bambino contaminato, e su dieci coppie mamma-bambino, otto presentano tracce di interferenti endocrini, nello specifico “ftalati”.
Ma cosa sono questi interferenti endocrini?
Si tratta di sostanze chimiche in grado di interferire con il funzionamento del sistema endocrino attraverso svariati meccanismi. Le condizioni di equilibrio della tiroide e degli ormoni sessuali sono i loro principali bersagli, mentre la salute riproduttiva e l’infanzia sono le fasi biologiche più suscettibili. Inoltre la pericolosità di queste sostanze deriva anche dal fatto che funzionano anche a basse dosi. Secondo quanto sottolinea il WWF queste sostanze, nonostante le limitazioni di legge, si trovano ancora in oggetti di uso comune, quali tappeti, vestiti, pentole antiaderenti e vernici, o ancora giocattoli, auto, pc e televisori.
Le traccie di questi interferenti endocrini vengono riscontrate anche negli alimenti, dove arrivano sia per contatto diretto, sia per l'inquinamento dell'ambiente in cui vengono allevati gli animali e coltivate le piante.


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Inoltre molte di queste sostanze, contenute ad esempio nei RAEE , una volta disperse nell'ambiente diventano contaminanti “persistenti” perché, non si degradano ma si accumulano negli organismi viventi continuando a penetrare nell’organismo attraverso la cute, le mucose, l’apparato respiratorio e l’alimentazione.
Nel commentare questi dati Alberto Mantovani, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e coordinatore del progetto, ha dichiarato che: “Dal momento che i nostri alimenti sono prodotti da organismi viventi, la sicurezza alimentare è uno snodo chiave fra la qualità dell’ambiente e la nostra salute”
“Per ridurre i rischi- ha detto Donatella Caserta, ordinario di ginecologia e ostetricia della Sapienza di Roma , dobbiamo limitare la nostra esposizione a queste sostanze, attraverso stili di vita e scelte alimentari consapevoli. Ed è sempre più necessaria la realizzazione di adeguati programmi di controllo, sulla base di un sano principio di precauzione.”

[Via: WWFWWF ]

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