Martedi, 22 Ottobre 2019

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L'ENERGIA NUCLEARE COSTERÀ DI PIÙ DI QUELLA PRODOTTA DA CENTRALI A GAS (16%) E A CARBONE (+21%)


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Nella giornata di ieri il Consiglio dei Ministri ha dato il vai libera alla nomina dei componenti del consiglio direttivo dell'Agenzia per la Sicurezza Nucleare, che sarà presieduta da Umberto Veronesi. La nomina del professor Veronesi non ha mancato di suscitare ampie polemiche da parte di alcune associazioni dei consumatori (il codacons ha annunciato ricorso al Tar) ed ambientaliste come WWF Italia e Legambiente. Il governo tuttavia sembra deciso a proseguire lungo questa strada del ritorno al nucleare che abbiamo già definito più volte assurda e antieconomica.
Un nuovo spunto sulla non convenienza dell'energia nucleare rispetto alle tradizionali fonti di produzione di energia elettrica (gas e carbone)  è arrivato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Secondo l'indagine dell'organizzazione l'elettricità prodotta da centrali nucleari costa il 16% in più di quella prodotta da centrali a gas e il 21% in più di quella da centrali a carbone. Nello specifico il costo dell'elettricità da centrali nucleari è mediamente di 72,8 Euro/MWh, contro i 61 Euro/MWh delle centrali a gas (meno 16%) e i 57,5 Euro/MWh delle centrali a carbone (meno 21%).
Il confronto si basa su otto studi recenti pubblicati fra il 2008 e il 2010- ( Agenzia Nucleare dell' Ocse, Ufficio del Budget del Congresso USA, Dipartimento dell'Energia Usa, Massachusetts Institute of Technology, Commissione Europea, Camera dei Lords, Electric Power Research Institute e Moody's).

In questi studi, dove viene fatto un confronto fra i costi dell'elettricità prodotta,  emerge che quella proveniente dalle nuove centrali nucleari,  sarà più cara di quella prodotta con nuove centrali a gas o a carbone. Tutto ciò, soprattutto nel Nostro Paese dove il nucleare è abbandonato da anni e dove quindi sarà necessario importare nuovi reattori, dover fare i conti con le caratteristiche non semplici del nostro territorio e affrontare le opposizioni locali di cittadini. Elementi che contribuiranno ad allungare i tempi di realizzazione delle centrali e di conseguenza anche i costi.
In più vi è da considerare gli effetti della crisi economica e delle politiche di risparmio e di efficienza energetica sulla richiesta di energia elettrica sulla rete italiana, che secondo il Gse è calata di circa il 6% rispetto al 2008. Per questa ragione il programma nucleare che prevede 100 Terawattora e 13mila Megawatt di nuove centrali da realizzare entro il 2030, non può essere semplicemente aggiunto a quello già esistente che comprende uno sviluppo delle rinnovabili inderogabile perchè stabilito con l'UE (Il piano di azione Nazionale prevede circa 100 TWh entro il 2020), di nuove centrali a gas e a carbone in costruzione o in fase avanzata di autorizzazione (almeno altri 10.000 MW entro il 2020).
In più, sostiene la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile i costi del nucleare cresceranno ulteriormente se l'elettricità diventa eccedente.


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Per la Fondazione risulta prioritario, oltre che meno costoso, puntare sul risparmio e sull'efficienza energetica con ampie possibilità nei trasporti, nel riscaldamento, nelle apparecchiature elettriche, negli elettrodomestici e apparecchi elettronici, nell'illuminazione, nell'industria e negli edifici. Infine visti i tempi lunghi in cui il nucleare si svilupperà in Italia, l'organizzazione consiglia di puntare altrove visto che dopo il 2020 diverse fonti rinnovabili potrebbero poi essere meno costose del nucleare. Abbiamo visto proprio nei giorni scorsi che le celle solari, già dal 2012 potrebbero diventare più convenienti del 40%. Inoltre la cattura e il sequestro della CO2, prodotta dalle centrali alimentate con combustibili fossili, che si sta cominciando a sperimentare anche in Italia, dopo il 2020 potrebbe essere una tecnologia che si prospetta meno costosa.

[Via: Fondazione per lo Sviluppo SostenibileFondazione per lo Sviluppo Sostenibile ]

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