Secondo l'ultimo rapporto “ previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana 2011-2025” dell'Unione Petrolifera, Rinnovabili e Gas Naturale Toglieranno Sempre Più Spazio Al Petrolio Nel Mix Energetico Italiano. Una situazione che però potrebbe avverarsi prima dei tempi previsti e accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili e del Biometano. Abbiamo visto recentemente come l'ondata di freddo record registrata in Europa abbia messo a forte rischio le importazioni di Gas dai Paesi dell'Est, anche per una struttura troppo concentrata del mercato del gas italiano. Un secondo banco di prova importante, questa volta per quanto riguarda il petrolio potrebbe scaturire dalle conseguenze politiche ed economiche che coinvolgono Stati Uniti, Unione Europea e Iran. Infatti, in reazione al programma iraniano per l'energia nucleare, decisamente poco limpido e (forse) poco orientato a scopi civili, Usa e Unione Europea hanno varato sanzioni contro le esportazioni iraniane di petrolio.
Secondo quanto riporta Ria Novosti
, l'Unione Europea smetterà di acquistare greggio iraniano dal prossimo luglio, mentre per tutta risposta da Teheran hanno iniziato ad interrompere le esportazioni di petrolio verso Francia e Gran Bretagna, minacciando di fare lo stesso anche contro Grecia, Spagna e Italia, tre Paesi molto dipendenti dal petrolio iraniano e decisamente in un periodo difficile per quanto riguarda l'economia. Secondo l'agenzia russa il 68% dell'import di petrolio dall'Iran nel 2011 ( 600 mila barili giorno) sono diretti proprio verso i tre Paesi del Mediterraneo.
La situazione è molto complessa è ha implicazioni economiche e macroeconomiche molto serie ed impone ancora una volta per l'Italia una riflessione sulle possibili vie d'uscita dal meccanismo delle importazioni che sembra sempre più a rischio. Teoricamente non dovremmo assistere ad una crisi petrolifera anche nel caso di un vero e proprio embargo del petrolio, per il fatto che l'Italia e l'Ue possono contare su eventuali accordi con Russia, Arabia Saudita e Libia, tuttavia ciò non sposta di una virgola il problema.
Infatti anche in un mondo teorico senza frizioni (molto lontano dalla realtà) l'offerta di petrolio non sembra più in grado di sostenere la domanda di energia. Il dato deriva da due diversi fonti. La prima è uno studio internazionale di James Murray e David King pubblicato sulla rivista Nature ( e riportato in Italiano da Le Scienze
), secondo cui il picco di petrolio è già stato superato nel 2005, per cui ora ci troviamo in una situazione in cui la domanda è superiore all'offerta, con conseguente adeguamento dei prezzi al rialzo.Il secondo studio deriva invece dal preconsuntivo 2011 dell'Unione petrolifera, secondo cui già da due anni l'offerta di petrolio convenzionale (quello che può essere prodotto a “basso” costo) è inferiore alla domanda, nonostante la crisi economica delle principali economie. Questo perchè le economie emergenti continuano a crescere e ad aumentare la richiesta di petrolio. L'Italia insomma deve prendere atto il prima possibile della pericolosità della propria dipendenza dalle importazioni e trovare soluzioni alternative, che passino dallo sviluppo delle energie rinnovabili, a quello della rete elettrica (smart grid), senza dimenticare l'efficienza energetica degli edifici e l'incremento della quota di veicoli ibridi o elettrici in commercio.
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